21
Ago

Namasté

Ricordo ancora, come se fosse ieri, la notte che arrivai alla stazione dei bus di Kalankhi, a Kathmandu, dopo un viaggio della speranza di 40 ore – ai confini della realtà – da Nuova Delhi. A Kalankhi mi aspettava mero sathi (“il mio amico”) Ishwar; venuto a prendermi in moto per accompagnarmi in ostello, dove c’era l’altro amico, Costantino, ad aspettarmi. Il giorno seguente, non perdiamo tempo e andiamo subito andati ai villaggi dove ad accoglierci, nella migliore tradizione, c’erana una moltitudine di bambini, avvisati da Ishwar del mio arrivo. Le spettacolari collane di fiori (mala), il ticka rosso sulla fronte, i balli e i canti dei numerosi ragazzetti, hanno completato la genuina atmosfera della comunita’ che mi ha accolto; devo ammettere di non aver mai ricevuto, in tutta la mia vita, tanta attenzione concentrata in cosi’ poco tempo. E’ così iniziata una delle esperienze più entusiasmati e formative della mia vita.

La mia permanenza come volontario in Nepal è durata due mesi. Le prime due settimane, visto che “Hamro Ghar”, la casa adibita ad accogliere i volontari, non era ancora pronta, siamo stati ospiti dell’amico Ishwar; la sua famiglia ha fatto di tutto per farci sentire a nostro agio. In questo tempo abbiamo letteralmente reso abitabile Hamro Ghar (“la nostra casa”); dopodiché ci siamo trasferiti la’. Hamro Ghar, oltre ad essere il punto di ritrovo di tutti i bambini del villaggio, è anche la residenza dei volontari che decidono di passare un’esperienza di volontariato nel villaggio di Chattre Deurali, alle spalle di Kathmandu. Abbiamo portato un letto e dei materassi per passare la notte, sistemato un bagno e portato l’occorrente per cucinare, mangiare e farci chiya, il “miltea” nepalese, che bevono tutti. Ha subito iniziata una nuova avventura. I giorni successivi al nostro trasferimento eravamo tutto il tempo a contatto con i bambini, le ragazzine, i maschietti e gli altri abitanti del villaggio. Ero felicissimo.

Le giornate trascorrevano molto piacevolmente e lo stile di vita che assaggiavo mi entusiasmava settimana dopo settimana, da subito. Andavamo a dormire alle 8 di sera, anche perché ogni mattina, dalle 6, ad Hamro Ghar arrivano i primi bambini, che da sopra le sue scalette cominciavano ad urlare: Costaaaa, Lorenzoooo…; e così si iniziava la nostra giornata. Andavamo ad aprire la porta ed entravano pieni di entusiasmo a prendere uno dei primi “chia” della giornata con dei biscotti. Finita la colazione, si scendeva e si iniziava a far fare i compitini, prima che i bimbetti incominciassero ad andare a scuola. A volte dicevano di non averne, quindi si ripassava tutti insieme i nomi degli animali e degli insetti, traducendoli dal nepali all’inglese. Studiare e’ divertente li’: si utilizzano delle simpatiche canzoncine per memorizzare le cose.

Al mattino presto, si andava alla fonte, per riempire le taniche dell’acqua, che ci sarebbero poi servite durante il corso della giornata; il tempo libero, invece, lo passavamo “al campo sportivo”, una grossa distesa di sabbia gialla utilizzato come campo da gioco; la’, quando dovevamo rifare casa, recuperavamo anche della terra, che utilizzavamo per risistemare la pavimentazione, o per “riverniciare” i muri di Hamro Ghar, come si fa da quelle parti.

Durante il giorno, mentre i bambini erano a scuola, non mancavano le cose da fare. Spesso, insieme ad Ishwar partecipavamo agli incontri del “woman group” nel villaggio di Jeewanpur. Eravamo soliti spostarci da un villaggio all’altro in tre sulla sua moto. Il folto gruppo di donne che incontravamo, era letteralmente un gruppo di signore di diversa età, che le due associazioni “Namaste!” onlus (l’associazione italiana con cui sono partito) ed “Hamro Sathi” (quella nepalese che mi ha accolto), seguono con le loro attivita’ ai villaggi. Si riuniscono prevalentemente per studiare, poiche’ la maggiorparte di loro non sa ne’ leggere ne’ scrivere, ne’ fare i conti. Nel tempo libero invece si mettono all’opera per realizzare speciali incensi profumati, fatti nella maniera artigianale e rigorosamente prodotti a mano. In quel villaggio abbiamo anche portato i vestiti che i miei genitori hanno generosamente spedito dall’Italia, accontentando diverse famiglie e facendo felici numerosi bambini. Non potrò mai dimenticare le loro espressioni, la gioia pura, espressa dai loro faccini per aver ricevevano i primi doni della loro vita: in verita’, niente di piu’ di un vestitino usato.

Una delle prime cose che ho notato al mio arrivo in quella comunita’, è stata la felicità dei bambini, e questo particolare, il vederli senza nulla ma contenti, a differenza dei bambini occidentali che hanno tutto e non riescono ad essere realmente contenti, mi ha fatto cogliere il vero senso della vita: la semplice felicita’ di incontrare gli altri. Da quelle parti si e’ davvero felici con poco, con niente. Basta correre insieme, immergersi nella natura, o accendere semplicemente un fuoco fuori casa, per stampare un sorrisone nella propria ment, di quegli splendidi visini.

Il sabato, la domenica nepalese, i bambini non avevano scuola, quindi venivano a trovarci ad Hamro Ghar; anzi, a dirla sinceramente, erano molto più contenti di venire da noi, perché potevano anche non portarsi i compiti. Così ci si ingegnava, per organizzare attività ricreative, e per passare piacevolmente la giornata assieme. Quando era ancora caldo, all’inizio dei miei due mesi di soggiorno (meta’ ottobre-meta’ dicembre), utilizzavamo la grande tanica che avevamo davanti casa, per far fare la doccia ai bambini, che poi mandavamo a correre al sole, per farli asciugare bene e non fargli prendere freddo. In quei giorni tagliavo anche i capelli ai maschietti, che, da quando hanno visto il rasoio elettrico che avevo portato, si mettevano letteralmente in fila per farsi rasare “la zucca”. Organizzavano spesso delle gare di disegno, per insegnarli a colorare, mettendo in palio premi per i lavori più originali. Per le premazione, facevamo molta attenzione, affinche’ nessun bambino rimanesse deluso: c’era un piccolo premio per tutti, alla fine; come i numerosi lecca-lecca che abbiamo distribuito. Ripensare a quei giorni mi manda ancora nostalgia.

Durante i giorni in cui eravamo piu’ liberi, si partiva, insieme a Costa, in missione, per pulire le strade del villaggio. Non essendoci un sistema di smaltimento dei rifiuti – condizione in cui riversa soprattutto la capitale del paese -, in tutto il Nepal, le persone sono solite buttare le cartacce a terra; quando va peggio, invece, si usa addirittura bruciarle, in piccoli fuochi, anche fuori dalle proprie abitazioni: provate ad immaginare un momento un Paese, che, senza alcun piano regolatore, conoscenza o metodo di smaltimento, di tutto quello che la globalizzazione del consumismo produce, vive immerso nell’immondizia, facendo da discarica  ed inceneritore per il resto del mondo! Pe questo, ci armavano di “raccogli rifiuti” ingegnosamente costruiti da Costa, con delle stecche di bamboo e dei chiodi alle estremità, setacciandoo le strade del villaggio. Il bello era che quando i bambini ci vedevano passare, si mettevano in competizione fra loro per chi chi doveva portarci più spazzatura – prevalentemente buste di patatine e di biscotti; loro, molto orgogliosi, venivano da noi per portaci il ricco bottino collezionato.

Un’altra cosa che mi è rimasta molto impressa, è stato il senso di ospitalità che le persone del posto riservano ai quire, i forestieri, e gli altri visitatori. Forse inizialmente un po’ stupiti dalla presenza di “occidentali”, ma si capiva fin da subito che avrebbero voluto farci sentire a casa nostra. Dal giorno in cui ci siamo trasferiti ad Hamro Ghar, i bambini hanno iniziato a fare a gara per invitarci nelle proprie case, per offrirci un pranzo, una cena o semplicemente bere del gustoso chiya; presentandoci le famiglie, che erano addirittura più contente dei bambini, di averci nella loro casa. A volte incontravi in giro per il villaggio le mamme dei bimbi, pronte nella loro posa di saluto con le mani conginte come in preghiera: namaste! Ci salutavano e ci chiamano per nome, poiché, tutte le volte, non mancava l’occasione in cui i bambini raccontavano entusiasti, di noi nelle proprie case.

Per questo non vedo l’ora di tornare in Nepal. Esperienze belle e significative nella mia vita ne ho trascorse, ma, come raccontravo anche prima, questa ai villaggi, non potro’ dimenticarla facilmente. Da quando sono tornato in Italia non riesco a smettere di sottolineare quanto sia stata costruttiva per me il soggiorno a Chhatre Deurali, ripetendo sempre che, personalmente, ho imparato molto più in questi 2 mesi come volontario, che durante i 3 da universitario; per questo, suggerisco a chiunque, fortemente, di prendere in considerazione l’idea di partire per un’esperienza di solidarieta’ sociale, invitando tutti a contattare “Namaste!” onlus o “Hamro Sathi” – che poi e’ la stessa cosa!

Quando sono partito per il Nepal, pensavo di andare in un posto ad aiutare bambini e persone meno fortunati di me, ma, quando sono ritornato in Italia, mi sono reso conto che sono stati loro ad aver aiutato me, a comprendere tanti aspetti della vita, che qua da noi, ahime’, ci siamo persi. Adesso mi sento una persona nuova, arricchita dentro, ed ho lasciando a Chhatre Deurali un pezzo del mio cuore, che devo andare a recuperare.

Dhaniebhad!

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